Quando la sinistra rinuncia a darsi una grande missione e ad avere una grande visione cede alla tentezione del governismo. Si smarrisce nei labirinti dell’amministrazione. Smette di essere una narrazione collettiva e non si accorge che in una società frammentata i messaggi della destra anche estrema possono guadagnarsi consensi crescenti. E non vale neppure, sulla sponda opposta a quella del governismo, far vivere la sinistra alla stregua di una cattedra di sociologia della catastrofe o come un’identità immobile, un sarcofago in cui conservare la mummia delle nostre glorie passate. Vale invece la sinistra come creazione, come racconto della vita che incrocia l’analisi, come grammatica della libertà e cura della soggettività. Come profezia laica che annuncia la pace e come efficacia di un agire politico che interpella la vita, la sua fragilità, la sua irriducibile potenza.